Mercoledì 16 marzo 2016

flyerFRANCIFESTIVAL 2015-16

 

Rassegna di concerti di musica da camera.

LACHNER, BRAHMS

Luca Rinaldi, violino

Carmelo Giallombardo, viola

Fernando Scarselli, violoncello

Marco Guerrini, pianoforte

 

Auditorium dell'Istituto, ore 18.00. Ingresso libero.

 

 

PROGRAMMA

 

 

Ignaz Lachner Trio op.89 in re minore per violino, viola e pianoforte

(1807/1895) Allegro giusto

Andantino, quasi allegretto

Scherzo. Allegro molto

Allegro molto

 

 

 

 

Johannes Brahms Quartetto op.25 in sol minore per violino, viola,

(1833/1897) violoncello e pianoforte

Allegro

Intermezzo. Allegro ma non troppo

Andante con moto

Rondò alla Zingarese. Presto


 

        manifestoFRANCIFESTIVAL 2015-2016

 

Ignaz Lachner è nato in una famiglia di musicisti a Rain am Lech in Germania. Era il secondo di tre fratelli tutti musicisti. Il maggiore Franz è stato il più noto soprattutto per l’importanza della sua amicizia giovanile con Franz Schubert che anche Ignaz aveva conosciuto.

Fin da piccolo studiò l’organo, il pianoforte e il violino. Su quest’ultimo strumento dimostrò una grande facilità ma non cominciò la carriera di violinista perché il padre voleva che diventasse un insegnante. Dopo la morte di suo padre, studiò il violino con Bernhard Molique, un virtuoso, e poi raggiunse il fratello Franz a Vienna, dove subì l’influenza di Schubert, così come di Haydn, Mozart e Beethoven. Dal 1853, Lachner lavorò come maestro di cappella ad Amburgo e si trasferì nella stessa posizione di nuovo nel 1861 allo Stadttheater di Francoforte, da cui si ritirò nel 1875. Morì a Hannover nel 1895.

Sebbene sia noto soprattutto come direttore d’orchestra, Lachner compose una notevole quantità di musica in quasi tutti i generi. I suoi sei trii per l’insolita combinazione di violino, viola e pianoforte sono tra i migliori mai scritti per questa combinazione e i suoi sette quartetti raggiunsero una notevole popolarità nel loro tempo.

Il primo dei suoi tre quartetti per pianoforte, violino, viola e violoncello, quello in sol minore op. 25, fu iniziato forse nel 1860 ma fu nel 1861 che Brahms vi si dedicò con maggiore continuità, quando si era trasferito a Hamm, a pochi chilometri da Amburgo. Alla fine di settembre il quartetto era pronto e Brahms ne inviò una copia a Joseph Joachim - carissimo amico e grandissimo violinista, ma compositore piuttosto modesto - per averne un parere. Il primo movimento mise in imbarazzo Joachim per la carenza d’invenzione melodica, le irregolarità ritmiche e la forma troppo libera, mentre il finale “alla zingarese” gli strappò un giudizio entusiastico: non sappiamo se, come in altre occasioni, Brahms sia intervenuto sulla sua musica ancora fresca d’inchiostro per apportarvi le modifiche indicate da Joachim. Comunque il quartetto fu eseguito in pubblico immediatamente, ad Amburgo: era il 16 novembre 1861 e in quell’occasione stava al pianoforte un’altra carissima amica del compositore, Clara Wieck, la vedova di Schumann, mentre Brahms stesso si occupò di eseguirlo davanti al pubblico viennese.

È proprio il pianoforte ad aprire l’Allegro iniziale, presentando un tema misterioso e possente, le cui prime quattro note sono la cellula che dà vita a tutto il movimento. Al pianoforte si aggiungono uno alla volta gli altri tre strumenti, dal più grave al più acuto, finché un maestoso fortissimo degli archi, contrappuntato dalle veloci figurazioni del pianoforte, dà inizio a quella che, formalmente, deve essere considerata la vera e propria esposizione del primo tema, mentre il secondo tema appare molto più in là, presentato dal violoncello, in un flusso melodico molto espressivo e pieno di calore, dapprima in tonalità minore poi in maggiore. Una terza idea, che deriva dalla precedente, conclude l’esposizione. Il possente e grandioso sviluppo si basa interamente sul primo tema, valorizzato da una serie di combinazioni contrappuntistiche e ritmiche. Una regolare ripresa della sezione iniziale, senza però l’introduzione del pianoforte, sfocia in un’ampia coda, dove ancora una volta predomina totalmente il primo tema, finché il movimento si conclude in pianissimo.

L’Intermezzo (Allegro ma non troppo) è una di quelle pagine sognanti e dolcemente malinconiche, dall’atmosfera notturna, che talvolta in Brahms prendono il posto dello scherzo, di cui questa volta è però conservato il tradizionale schema tripartito. La prima parte è costruita su due temi, accomunati da un simile chiaroscuro e da un simile carattere intimo e misterioso, con un tono da ballata nordica tipico del giovane Brahms. L’episodio centrale è un trio, Animato, e presenta anch’esso due temi diversi ma dal simile carattere lirico, la terza parte è perfettamente simmetrica alla prima, ma si conclude con una coda che riprende pianissimo il motivo iniziale del trio.

L’Andante con moto è in forma di romanza, ma non ha niente del tono sentimentale spesso associato a queste pagine. I tre temi sono certamente espressivi, ma vigorosi: i primi due, dal carattere robusto e dalla pienezza quasi orchestrale, sono ripetuti due volte, alternativamente, su due distinti accompagnamenti ritmici, con un ritmo di marcia che cresce d’intensità fino al fortissimo, mentre l’episodio centrale è costruito su un tema quasi eroico. Come conclusione, ritorna leggermente modificata la parte iniziale.

Il finale, un Rondò alla zingarese (Presto), introduce nella musica di Brahms un elemento nuovo, che ritornerà in seguito in molte altre sue musiche. Fu questo movimento a entusiasmare Joachim, che, come violinista-compositore, aveva già sfruttato più volte questo filone “ungherese” o “zigano” allora molto in voga, ma si dichiarò sconfitto e superato dall’amico sul suo stesso campo. È un movimento di grandi dimensioni e di forma liberissima, eppure non sfugge mai al controllo dell’autore. Oltre all’indipendenza della forma, che sfida tutte le regole classiche, questo rondò dimostra una grande attenzione alle peculiarità anche più minute della musica zigana: quindi vi si riconoscono non solo la libertà selvaggia propria di questa cultura ma anche le imitazioni del cimbalon - tipico strumento zigano - e le cadenze virtuosistiche, che danno vita a piccoli sviluppi indipendenti, molto curiosi in un’ottica formale classica. Si noterà anche l’alternanza tipicamente zigana d’umori contrastanti: melanconia e gioia selvaggia, languore ed esuberanza.

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